Come
altri protagonisti del mondo dei fumetti, anche Tintin ha potuto incontrare il Dharma del Buddha.
Tintin è il noto protagonista di un
fumetto belga, creato da Hergé (Georges Remi, 1907 – 1983), ed appare
per la prima volta il 10 gennaio 1929, in un supplemento del giornale Le Vingtième Siècle, in compagnia del
suo inseparabile cagnolino bianco Milou.
Il
primo album interamente dedicato a Tintin esce l’anno successivo, ed è intitolato:
Les Aventures de Tintin, reporter du Petit Vingtième au pays des Soviets (in
Italia sarà Tintin nel paese dei Soviet).
In totale ne usciranno 24 (l’ultimo, incompiuto, apparirà qualche anno dopo la
morte di Hergé).
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I 24 album di Tintin |
In
tutti gli album Tintin, giovane reporter, vive storie avventurose in ogni
angolo del pianeta, insieme con Milou e (dal n. 9) con il capitano Haddock,
confrontandosi con il “cattivo” di turno e con avversità di ogni genere.
A
proposito di Hergé, è interessante notare ciò che scriveva di lui la rivista Arcadia (http://arcadia.revue.free.fr/9-Herge.html): “Per tutta la vita Hergé si interessò
all’esoterismo, al paranormale, al buddhismo [fu inoltre studioso dei
Tarocchi, del taoismo, delle opere di Jung]. Le avventure di Tintin riflettono questo aspetto misconosciuto della
sua personalità profonda”.
Segni
di questi suoi interessi possono essere la scelta del suo pseudonimo, che nasce
dall’inversione delle sue iniziali (da G–R a R–G, laddove Her è anche la prima parte del nome di Hermes, il mitico Ermete Trismegisto,
fondatore dell’alchimia), come pure il fatto che prima di ogni importante decisione
si facesse leggere le carte…
Ma quei
segni si trovano soprattutto negli album di Tintin, nelle avventure che vive, nei personaggi che incontra, in
moltissimi dettagli delle singole vignette. Come ad esempio la quarta dell’album di cui andremo a parlare, il n. 20:
Nell’album intitolato Tintin au Tibet, appunto il n. 20, l’interesse di
Hergé per il buddhismo è ampiamente dimostrato.
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Confronto tra le immagini di Tintin, il Matto dei Tarocchi e San Rocco |
Si
tratta di un lavoro del 1958, un periodo per lui difficile: si era da poco
separato dalla moglie e attraversava una profonda crisi di coscienza, che lo
aveva portato a cercare l’aiuto di uno psicoanalista, un allievo di Jung.
L’album,
come si legge in https://fr.wikipedia.org/wiki/Tintin_au_Tibet, “costituisce la
migliore delle risposte a quella crisi”, ed in esso si trova la parte più
intima dell’Autore stesso.
Non a caso, è considerato uno dei più riusciti e dei più amati dell’intera serie, se non il migliore in assoluto. Per crearlo, come sempre faceva, Hergé si era documentato con cura, sui paesaggi himalayani, sulle architetture indo-tibetane, sugli abbigliamenti, sulla tradizione buddhista. E naturalmente sullo yeti, la mitica creatura delle nevi del Tibet, già oggetto di studio da parte del fondatore della criptozoologia, Bernard Heuvelmans, che collaborò con Hergé in diverse occasioni.
Non a caso, è considerato uno dei più riusciti e dei più amati dell’intera serie, se non il migliore in assoluto. Per crearlo, come sempre faceva, Hergé si era documentato con cura, sui paesaggi himalayani, sulle architetture indo-tibetane, sugli abbigliamenti, sulla tradizione buddhista. E naturalmente sullo yeti, la mitica creatura delle nevi del Tibet, già oggetto di studio da parte del fondatore della criptozoologia, Bernard Heuvelmans, che collaborò con Hergé in diverse occasioni.
La
vicenda si snoda intorno ad una profonda amicizia, quella tra Tintin e il
giovane cinese Tchang, che rispecchia fedelmente quella realmente intercorsa
tra Hergé e lo studente cinese Tchang Tchong-Jen, durata fino alla morte del
disegnatore.
Tintin,
che si trova in vacanza, sogna l’amico ferito, nella neve, che gli chiede
aiuto. Tchang stava realmente per giungere in Europa, ma il suo aereo è
precipitato. Tintin “sente” che l’amico non è morto, e, con Milou e il
capitano, parte alla sua ricerca, verso l’Himalaya, via Delhi e Katmandu.
Ed
effettivamente, tra le nevi, i soccorritori trovano le tracce di Tchang. Dopo
alcuni giorni di duro e pericoloso cammino raggiungono il monastero buddhista
di Khor-Biyong, dove sono accolti dai monaci, uno dei quali, Foudre-Bénie
(Fulmine Beato), possiede poteri paranormali quali la levitazione e la
chiaroveggenza.
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Monumenti di Delhi |
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Uno dei templi di Katmandu, danneggiato dal recente terremoto |
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Tintin ritrova Tchang |
Grazie a lui, Tintin scopre che l’amico si trova in una grotta
tra i monti, e finalmente lo raggiunge, scoprendo altresì che era stato tratto
in salvo e nutrito da uno yeti, un
essere che si rivela quindi capace di compassione.
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Lo yeti |
La vicenda termina con il
ritorno al monastero, dove i monaci accolgono tutti con una solenne processione.
Come
si vede, in questo caso Tintin non lotta contro alcun “cattivo”, nemmeno "l’abominevole uomo delle nevi" lo è. Si tratta piuttosto di un viaggio interiore, fondato sull’amicizia e sulla solidarietà tra i protagonisti:
Tintin, Tchang, il capitano, la guida, i monaci, lo yeti… e naturalmente Minou!
Un viaggio che “apre” alla scoperta dell’Altro e conduce quindi ad un autentico arricchimento personale. Come è detto nel sito http://fr.tintin.com/albums/show/id/20/page/98, “con Tintin au Tibet il fumetto entra in una nuova dimensione. Se il movimento, l’avventura e l’azione mantengono tutto il loro significato in questo ventesimo episodio della serie, vi si scoprono ugualmente molti altri elementi direttamente influenzati dall’evoluzione personale del disegnatore e la direzione presa dalle sue letture negli anni sessanta. Nella maturità Hergé lesse opere di carattere filosofico, con una svolta verso la psicologia e la psicoanalisi. Un percorso che lo porterà sulla strada del taoismo, dello zen e del buddhismo”.
Un viaggio che “apre” alla scoperta dell’Altro e conduce quindi ad un autentico arricchimento personale. Come è detto nel sito http://fr.tintin.com/albums/show/id/20/page/98, “con Tintin au Tibet il fumetto entra in una nuova dimensione. Se il movimento, l’avventura e l’azione mantengono tutto il loro significato in questo ventesimo episodio della serie, vi si scoprono ugualmente molti altri elementi direttamente influenzati dall’evoluzione personale del disegnatore e la direzione presa dalle sue letture negli anni sessanta. Nella maturità Hergé lesse opere di carattere filosofico, con una svolta verso la psicologia e la psicoanalisi. Un percorso che lo porterà sulla strada del taoismo, dello zen e del buddhismo”.
Un’ultima
interessante notazione riguarda da vicino il Tibet e le sue vicende: nel
2001, quando l’album fu tradotto in lingua cinese, il titolo venne modificato
in Tintin au Tibet chinois. La
Fondazione Hergé (diretta dalla
vedova, divenuta buddhista) si oppose con fermezza a tale decisione, l’album fu
ritirato e il titolo riportato alla versione originale.
Infine,
nel 2006, il XIV Dalai Lama assegnò alla Fondazione
Hergé il premio Luce della Verità,
per il significativo contributo a far conoscere il Tibet presso il grande
pubblico.
Le vignette sono state tratte dal volume
Hergé, Tintin au Tibet, Ed. Casterman
Per vedere Tintin au Tibet in versione animata (in francese):
https://www.youtube.com/watch?v=PsQcUNbz2jw
Per vedere Tintin au Tibet in versione animata (in francese):
https://www.youtube.com/watch?v=PsQcUNbz2jw
Sullo yeti si può leggere
Reinhold Messner, Yeti - Leggenda e verità, Ed. Feltrinelli
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