Contemporaneo di Philippe-Édouard Foucaux,
il traduttore in lingua francese del Lalitavistara
Sūtra, fu un altro grande orientalista europeo, il belga Charles Joseph de Harlez de Deulin,
nato a Liegi in una famiglia di stampo aristocratico il 21 agosto del 1832. Al
fine di dedicare la propria vita allo studio della religione e della teologia,
entrò nella Compagnia di Gesù e nel 1871 divenne docente di lingue presso
l’Istituto di Studi Orientalisti dell’Università di Lovanio (Leuven, Louvain). Oltre
ad insegnare le lingue orientali, si dedicò alla traduzione di antichi testi
orientali, una attività che gli apportò una grande fama.
Nel 1875-77 pubblicò la prima traduzione
in francese dell’Avesta, il corpus dei libri sacri appartenenti alla religione
zoroastriana, scritti in una lingua di tipo indoeuropeo che rappresenta la più
antica documentazione dell’iranico esistente.
Nel 1881 redasse una introduzione alla
seconda edizione di tale traduzione, un lavoro che divenne la prima opera
completa sulla storia della religione avestica. Scrisse anche un manuale della
lingua dell’Avesta che utilizzò nei
suoi corsi.
A partire dagli anni ’80 si dedicò allo studio
della Cina antica e delle sue tradizioni spirituali, pubblicando nel 1884 un
manuale della lingua manciù (manju),
e poi uno di lingua sanscrita. Lo studio della cultura cinese lo spinse naturalmente
ad approfondire la conoscenza del Buddhismo, delle sue diverse scuole e dei suoi
testi.
Dal 1890 approfondì l’analisi delle opere
della tradizione taoista, e nel 1897 pubblicò una nuova traduzione del Libro
dei Mutamenti (Yìjīng, I Ching, I King), un classico della cultura cinese risalente ad oltre
tremila anni or sono, che divenne oggetto di studio da parte di Leibniz alla
fine del 1600 e fu poi letto e commentato da Carl Gustav Jung in tempi più
recenti.
De Harlez si rivolse altresì allo studio
delle opere di Confucio, dello sciamanesimo tibetano e della religione
dell’Isola di Pasqua.
Fu nel complesso un grande filologo, e contribuì
così a gettare solide basi per la storia della religioni come scienza, laddove
essa correva il rischio di affidarsi a teorie filosofiche ed antropologiche
anche infondate, in quanto legate a polemiche e a valutazioni non obiettive. Nel
1881-1882 aveva anche fondato una rivista di linguistica, orientalismo e
scienze religiose, Le Muséon, dedicata in modo particolare all’Asia, alle sue
lingue, alle sue filosofie e religioni, ma che diede presto ampio spazio anche
all’egittologia e all’Oriente cristiano.
De Harlez morì a Lovanio all’età di 66
anni, nel 1899.
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Charles De Harlez |
Il Sūtra in Quarantadue Sezioni
Se si scorre sul sito https://fr.wikipedia.org/wiki/Charles_de_Harlez il lungo elenco
delle sue pubblicazioni, vi si trova anche la traduzione (1899) di un sūtra
buddhista non molto noto in Italia, il Sūtra in Quarantadue Sezioni.
Secondo quanto scrive Anne Cheng, docente presso l’Institut National des langues et
civilisations orientales di Parigi, la storia del buddhismo in Cina ebbe inizio
durante la dinastia degli Han posteriori (25-220 d.C.), quando l’imperatore
Ming (che regnò dal 58 al 75) sognò una divinità d’oro, alta 5 metri, che
volava davanti al suo palazzo. Si ritenne che fosse il Buddha e pertanto diciotto
emissari vennero inviati verso Occidente per acquisire informazioni.
Citando il Mouzi lihuo lun (Come il
Maestro Mou scioglie i nostri dubbi), un’opera cinese del II secolo, Anne
Cheng racconta che al ritorno in patria gli emissari dell’imperatore portarono
con loro uno scritto, appunto il Sūtra in
42 Sezioni, il quale fu pertanto il primo testo buddhista introdotto in
Cina e il primo ad essere tradotto in cinese, nel 67 d.C. circa.
Il fatto è anche confermato da una Introduzione al medesimo sūtra scritta
da Ch’eng Hui, alto Ufficiale della dinastia Song (960-1279), secondo la quale
gli emissari dell’Imperatore, guidati da Wang Ts’un, avevano incontrato in Asia
Centrale i Bodhisattva Kasyapa Matanga e Gobharana (o Dharmaratna). Essi, cavalcando
un cavallo bianco, recavano con loro un’immagine del Buddha Śākyamuni dipinta
su un tessuto bianco e un rotolo con il sūtra. Gli emissari tornarono poi a
Luoyang, la capitale, insieme con i due Bodhisattva e i loro preziosi oggetti.
Lì Kasyapa Matanga e Gobharana tradussero in cinese il sūtra, lavorando in un
tempio appositamente costruito, il Tempio del Cavallo Bianco, il primo tempio
buddhista in Cina, tuttora esistente. Sessanta anni dopo Kasyapa Matanga e
Gobharana si lanciarono nel vuoto recitando alcuni versi, tra i quali:
Le
nuvole della Dottrina coprono il mondo.
La
pioggia della Dottrina inumidisce tutti i germi.
Si
spera che molti porteranno il suo insegnamento.
E
che innumerevoli siano quelli di poi colpiti.
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Il Tempio del Cavallo Bianco |
Questa storia è stata messa in discussione
da vari studiosi, come pure la datazione del testo. Secondo alcuni il sūtra
stesso sarebbe un apocrifo compilato in Asia Centrale e non un testo sanscrito
proveniente dall’India. In effetti il Buddhismo era già conosciuto in Cina
prima della data della visione (non per nulla la figura oggetto del sogno fu
subito identificata come il Buddha).
Il sūtra è un testo piuttosto breve, che
consiste in un prologo e 42 capitoli, composti in gran parte di citazioni delle
parole del Buddha tratte da opere appartenenti al Canone buddhista. Infatti
molti capitoli iniziano con l’espressione "Il Buddha disse”, e contengono insegnamenti buddhisti di origine
hīnayāna modificati per esprimere concetti vicini alle scuole mahāyāna.
Il testo del sūtra è ancora oggi molto
diffuso nel buddhismo del Sud-Est asiatico. È stato tradotto in molte lingue,
anche in Occidente, e lo stesso Schopenhauer lo lesse e ne fu influenzato.
Il sūtra è leggibile in versione italiana
nel sito:
http://www.superzeko.net/dharma_di_aliberth_da_rivedere/sutra10.htm
Fonti
consultate:
A.
Cheng. Storia del pensiero cinese, vol. II, Ed. Einaudi
https://fr.wikipedia.org/wiki/Charles_de_Harlez
http://www.sino-platonic.org/complete/spp200_schopenhauer.pdf