sabato 10 gennaio 2015

Marco Polo e la setta degli Assassini


Può essere interessante, in questi giorni in cui nei quali non si comprende se la Ragione dorme di un sonno talmente profondo da aver permesso il risveglio di tremendi demoni, oppure se sia così ben desta da averne essa stessa creato di ancora peggiori, rileggere un passo di un vecchio libro, il “Milione”, che parla di un Oriente tanto leggendario quanto reale, visto con gli occhi di un mercante cristiano nato alle porte proprio di quell’Oriente, il veneziano Marco Polo.
Qui si racconta la storia del Veglio della Montagna, il mitico capo degli “Assassini” (forse così chiamati a causa dell’hashish che erano soliti consumare), una setta ismailita nel seno dell’Islam sciita, e in particolare dei suoi metodi di addestramento ideologico.
Una storia che risale ad almeno otto secoli fa, ma che non sembra voler finire.

Racconta Marco Polo al suo compagno di cella Rustichello da Pisa, e a tutti noi:
Una ipotetica immagine del Veglio della Montagna

"Alla sua corte poi il Veglio teneva tutti i giovani del paese dai dodici ai vent'anni, quelli, però, che mostravano avere attitudine al maneggio delle armi. Tutti costoro sapevano per averlo sentito dire che il Paradiso promesso da Maometto era fatto nel modo che vi ho detto e vi credevano davvero.
Sentite adesso. Il Veglio faceva entrare questi giovani nel giardi­no a gruppi di quattro o di dieci o di venti per volta; e faceva cosi: or­dinava che fossero preparate per loro certe bevande che li addormen­tavano di colpo; poi, cosi addormentati, li faceva prendere e portare in quel giardino dove li risvegliavano.
Al risveglio, trovandosi nelle delizie di quel giardino e vedendo tutto ciò che vi ho detto, i giovani credevano davvero d'essere in Para­diso. Donne e fanciulle stavano in loro compagnia suonando e cantan­do molto allegramente; e con esse si dilettavano quanto volevano. Sic­ché i giovani avevano tutto ciò che desideravano e per nulla al mondo avrebbero lasciato quel Paradiso.
Il Veglio teneva ricca e splendida corte e faceva vita fastosa dan­do da credere a quella gente semplice della montagna di essere un pro­feta; ed essi lo credevano.
Quando il Veglio voleva mandare un suo inviato ad uccidere qualcuno ordinava che ad un certo numero di giovani nel giardino fos­se data la bevanda del sonno; e appena addormentati li faceva portare nel suo palazzo. I giovani destandosi e trovandosi nel castello o nel pa­lazzo del Veglio, si meravigliavano molto e non erano affatto contenti. Andavano alla sua presenza e si inginocchiavano ai suoi piedi poiché lo credevano un grande profeta. Il Veglio domandava loro da dove ve­nissero ed essi rispondevano:
— Dal Paradiso, per grazia vostra.
E assicuravano che davvero esiste il Paradiso promesso da Mao­metto ai loro avi, enumerando tutte le delizie che vi si trovavano. Gli altri giovani che non c'erano stati ardevano dal desiderio di andare in Paradiso, avrebbero voluto morire per poterci andare e ardentemente speravano che venisse presto quel giorno.
Se il Veglio dunque voleva far uccidere un uomo importante, metteva alla prova i suoi assassini e per scegliere tra loro i più bravi ne mandava un buon numero non troppo lontano nelle province confi­nanti ordinando loro di uccidere un uomo. Immediatamente essi parti­vano, uccidevano la persona com'era stato loro comandato dal Signo­re e ritornavano alla corte: ritornavano quelli che potevano, perché qualcuno di essi ci rimetteva la vita. Quelli che scampavano, tornati dal Veglio gli annunciavano di aver compiuto la loro missione e il Veglio faceva loro grandi accoglienze. Egli ben sapeva chi era stato il più bravo nell'assalto perché dietro ognuno dei giovani mandava un suo inviato che gli riferiva chi fosse il più coraggioso omicida.
Così il Veglio, deciso a far uccidere un uomo importante o qual­che altra persona, sapeva su chi poteva contare per il delitto. Poteva mandare i giovani dove voleva e diceva loro che li mandava per farli tor­nare presto in Paradiso. Perché, andati ad uccidere quella persona, in caso di morte, in Paradiso ci sarebbero andati subito. Gli assassini a questo discorso si allietavano più di ogni altra cosa al mondo: partivano e facevano tutto ciò che era stato loro comandato. E cosi alla morte nes­suno sfuggiva secondo il volere del Veglio della Montagna al quale molti re e baroni pagavano un tributo e mostravano amicizia per timore di es­sere uccisi. E ciò avveniva perché gli altri erano in disaccordo fra loro e non erano riuniti sotto uno stesso dominio".

Il testo è stato ripreso da:
Marco Polo, Il Milione, Ed. CDE su lic. ERI, nella versione del Codice 1116 tradotto da Maria Bellonci.

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